1. Le cause dell’obesità
2. Patologie correlate all’obesità
3. L’obesità e l’inquadramento psicologico
4. L’obesità dall’età infantile a quella adolescenziale
1. Le cause dell’obesità
L’obesità è una malattia caratterizzata da un eccesso di adiposità nel corpo, in grado di indurre un aumento significativo di rischi per la salute. Negli ultimi anni diversi studi hanno portato a un generale consenso sul fatto che l’obesità non è un singolo disturbo, ma è un gruppo eterogeneo di condizioni con cause multiple. Il peso corporeo, infatti, è determinato da un’interazione multipla e complessa di fattori genetici, comportamentali e ambientali che agiscono attraverso la mediazione fisiologica dell’introito calorico e del dispendio energetico. L’obesità è quindi legata all’interazione circolare -nel corso della vita- di abitudini alimentari scorrette (fino a veri e propri disturbi del comportamento alimentare), ridotto consumo energetico, alterazioni metaboliche, patologie cardiovascolari e osteoarticolari, disturbi dell’umore e della personalità, fattori ambientali (familiari, lavorativi e micro e macro-sociali).
Di particolare rilevanza sono risultate le influenze sociali. La progressiva industrializzazione ed un’economia basata sul mercato globale ha determinato un notevole miglioramento nello standard di vita ma conseguenze negative sul modo di alimentarsi e sull’attività fisica che hanno favorito l’incremento dell’obesità. L’industria del cibo ha modificato la qualità degli alimenti oltre che la quantità degli stessi, favorendo e commercializzando da un lato cibi gustosi, iperlipidici e a basso costo, dall’altro cibi poveri di grassi ma non sempre a basso contenuto calorico. Inoltre il trasporto motorizzato, gli elettrodomestici ed i macchinari per il lavoro hanno favorito la sedentarietà. In generale, l’urbanizzazione favorisce l’obesità attraverso vari fattori come i trasporti, la comunicazione, la disponibilità di cibo.
2. Patologie correlate all’obesità
L’obesità è considerata patologia “complessa e multifattoriale” e la si ritrova in quasi la metà dei decessi legati ad altre malattie croniche. Essa aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, respiratorie, endocrine, metaboliche, epatiche e di alcune malattie tumorali. A livello cardiaco il danno può essere sia indiretto (aumento della pressione arteriosa, dislipidemie, effetto pro-trombotico ecc), che diretto sulla struttura e funzione del cuore.
Nel paziente obeso si riscontrano numerose alterazioni endocrine che raramente sono la causa della patologia endocrina, ma più che altro rappresentano conseguenze reversibili con il ritorno a un peso normale. Tra le cause secondarie di obesità di pertinenza endocrinologica si ricordano quelle associate a traumi/lesioni della regione ipotalamo-ipofisaria, ipercortisolismo, deficit dell’ormone della crescita (GH), ecc.
Il Diabete Mellito di tipo 2 rappresenta un gruppo eterogeneo di disordini caratterizzati da gradi variabili d’insulinoresistenza, alterata secrezione insulinica e aumentata produzione epatica di glucosio. La maggioranza dei pazienti con Diabete Mellito di tipo 2 sono obesi: l’obesità stessa causa o peggiora l’insulinoresistenza.
3. L’obesità e l’inquadramento psicologico
L’inquadramento psicologico dell’obesità presenta aspetti di estrema complessità; è, infatti, ancora dibattuta la relazione tra l’eccesso ponderale e i disturbi emotivi. Tra le cause psicologiche dell’obesità vanno ricordati i Disturbi del Comportamento Alimentare. Fra questi, quello che più frequentemente è correlato all’obesità è il Disturbo dell’Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder – BED).
Tale disturbo è caratterizzato da ricorrenti episodi di abbuffata (almeno due a settimana per sei mesi); inoltre sono frequenti un marcato disagio e l’insorgenza di sensi di colpa a seguito dell’episodio di abbuffata.
4. L’obesità dall’età infantile a quella adolescenziale
Lo studio dell’obesità in età infantile e adolescenziale è di fondamentale importanza in quanto un bambino obeso diventerà molto probabilmente un adulto obeso. Sembra, infatti, che la probabilità che un bambino con eccesso ponderale rimanga tale durante la vita adulta, sia doppia rispetto ad un normopeso. Inoltre gli adulti che nell’infanzia sono stati obesi sono maggiormente a rischio di sviluppare la sindrome dismetabolica e quindi soffrire di ipertensione arteriosa, iperinsulinemia, intolleranza al glucosio e disturbi respiratori. Risulta quindi evidente che il trattamento dell’obesità infantile e adolescenziale è fondamentale in quanto rappresenta un vero e proprio intervento di prevenzione sull’obesità dell’età adulta.
Così come per l’adulto si ritiene che l’obiettivo adeguato da raggiungere sia un calo ponderale di circa il 10%. Inoltre è opportuno che la riduzione del peso non superi i 500-1000 gr al mese, in quanto un introito inadeguato di nutrienti può interferire con la crescita. Il trattamento dell’obesità infantile e adolescenziale si basa principalmente sull’applicazione di tecniche comportamentali alimentari. In primo luogo è opportuno mettere in luce le caratteristiche dello stile di vita del bambino e della famiglia: quantificare l’introito degli alimenti ad elevato contenuto calorico, identificare la frequenza dei pasti e valutare la sedentarietà del bambino. E’ stato dimostrato che la prescrizione di diete ipocaloriche sono poco utili ad aiutare a mangiare correttamente. E’ invece importante fornire alla famiglia e al bambino una serie di indicazioni che rendano più semplice l’organizzazione dei pasti e del tempo dedicato all’attività fisica.



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